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16 Dicembre 2017 - 00:47
NOVITA'
Marocco, Sahara Occidentale e Mauritania 2011

(Il percorso)

Marocco-West Sahara-Mauritania
Novembre 2011


di

Alessandro Centofanti



Andare in Mauritania non è una cosa che capita proprio tutti i giorni, soprattutto se poi ci si vuole arrivare con la propria macchina dall'Italia, i chilometri da fare sono veramente molti e ci sono un'infinità di cose a cui pensare, per cui quando con mia moglie abbiamo deciso per questa meta, ci siamo messi a reperire quante più informazioni possibili, parlato con amici, comprato guide particolareggiate, cercato WPT, tracce, ecc. ecc. in modo da poter avere prima della partenza un'idea quanto più possibile chiara ed aggiornata di quello a cui saremmo andati incontro andado fin laggiù. Oggi, grazie ad internet, si possono condividere molte esperienze e quelle maturate da molti amici veri e virtuali (che ringrazio tutti indistintamente per i loro preziosissimi consigli) sono state la base di partenza su cui pianificare ed organizzare questo viaggio. Abbiamo iniziato col buttare giù un itinerario di massima che è stato poi verificato con molta attenzione nei minimi dettagli.
Programmare bene le tappe è una cosa molto importante, non foss'altro per ridurre al minimo sia lo spreco di tempo che le possibilità di guasti o imprevisti, senza però rendere i trasferimenti nè dei tour de force, nè delle scampagnate domenicali.
Il target principale era arrivare in Mauritania prima possibile, quando le energie sono ancora tante, visitare alcune zone della parte nord ed il Banc d'Arguin.
Per arrivarci con la propria macchina ci sono diverse alternative, noi abbiamo scelto quella di arrivare in Marocco in nave, attraversare quest'ultimo abbastanza speditamente su asfalto lungo la costa oceanica, entrare in Mauritania e poi al ritorno, tempo permettendo, visitare anche alcune zone interne, passare sull'Atlas, traghettare ad Algeciras, vedersi un po' di Spagna e rientrare in nave in Italia da Barcellona.
Per fare tutto questo itinerario è stato necessario 1 mese esatto.

Di fatto partiamo il 5 Novembre da Livorno, c'è una nave una volta a settimana che va diretta a Tangeri Med, facendo uno scalo a Barcellona.
All'imbarco ci sono tanti marocchini che tornano a casa per le feste, noi siamo gli unici turisti, alle 20:15 siamo già a bordo, all'imbarco sono stati velocissimi e cortesi.
La nave, Ikarus Palace, è molto accogliente, pulita e comoda, ci sono molte zone dove soggiornare per i prossimi 2 giorni e mezzo e nonostante le pessime previsioni meteo-marine la navigazione si rivelerà invece tranquilla e neanche troppo noiosa.
Il passaggio tra le colonne d'Ercole e la vista della rocca di Gibilterra, ci tiene tutti sul ponte a godersi lo spettacolo.




I marocchini sono molto più "europei" di altri popoli del nord Africa, per lo meno quelli che abbiamo incontrato noi, sulla nave c'erano tantissimi bambini che parlavano un italiano perfetto, con genitori che insegnano loro la nostra lingua sin da piccoli.
Arrivati Tangeri-Med alle 10:30 (ora locale) del giorno 8 Novembre.
Dogana un po' lunga ma non eccessivamente burocratica, però la fila per fare l'assicurazione auto (quasi nessuna compagnia copre il Marocco) ci fa perdere un po' di tempo, il costo è di 91€ per 30 giorni, ma non abbiamo alternativa.
Comunque alle 13:30 sono in marcia, meta Marrakech circa 600Km per buona parte di ottima autostrada.
-cambio: 300€=3.300DH
-carburante: per 81L di gasolio qui al nord si spendono 600DH al Sud, dopo Tan Tan il carburante costa di meno.

9 Novembre. Marrakech
Sveglia presto e classico giretto nel suk dove è sempre piacevole una visitina, con il mercato che si risveglia pian piano, una spremuta di arance sulla piazza mi mette di buon umore complice anche il tempo perfetto, sole ma non troppo caldo.
Alle 10:30 siamo tutti in marcia verso Agadir per prendere la strada che scende a sud, si attraversano delle montagne di un rosso incredibile.
Prima di Guelmin, facendo una deviazione di una quaratina di km verso il mare, si arriva in un bel camping con bungalow, tende berbere ed ottimo ristorante.
Fort Bou Jerif (da tenere presente)
29°04,930 N
10°19,870 W
con 800DH x 2 persone si ottengono:
Cena-Camera-Bevande e Parking
posto molto carino merita la deviazione, 9 km di sterrato per arrivarvi.

10 Novembre
Prima di partire visitato le rovine del forte che sta alle spalle del camping.




Inizia il lungo ed a tratti noioso trasferimento verso il sud.
Dopo Tan Tan (dove ho pure preso una multa per non essermi fermato ad uno stop, qui se non passa nessuno non basta rallentare secondo lo standard africano, bisogna proprio fermarsi, ma con un po' di chiacchiera però da 700DH siamo riusciti a scendere a 150DH), la strada costeggia la costa a volte a strapiombo sull'oceano.






L'erosione crea delle singolarità come questa:





Cercato un campeggio sulla costa presso Layoune, l'unico che c'è è veramente indecente, c'è parecchio vento e dall'oceano arriva un'umidità impressionante che rende tutto molto disagevole.

Oggi è l'11-11-11
Con l'umidità di ieri sera alle 21:00 ero a letto nella tenda, per cui alle 06:00 ero già in piedi, dormito bene ma fuori non si resiste per l'umidità, è tutto bagnato.



Continuano i km di strada spesso noiosa,. lunghissimi rettilinei con intorno un piattume disarmante, Parecchi posti di controllo, qui siamo in una zona con ancora dei problemi con il fronte Polisario e la presenza dei militari è molto evidente.
Lungo la costa ogni tanto si vedono dei relitti spiaggiati




ed ogni tanto si incontrano delle spiagge veramente sconfinate, gli spazi sono davvero impressionati,



c'è sempre parecchio vento, ma qui si creano gli Alisei, davanti abbiamo le Canarie da cui si parte per traversare direzione Caraibi, per cui è pure giusto.

Ci fermiamo a Daklha, una penisola di 40 km che racchiude un grande braccio di mare che protetto dalle onde dell'oceano è il posto ideale per il Kite-Surf, tanto vento e acqua calmissima, la location è strepitosa,



prendiamo un bungow al Daklha Attitude, una struttura molto ben fatta che sta proprio all'inizio della baia



Con la bassa marea si può camminare fino all'isolotto al centro della baia.





Il bungalow numero 11 che ci è toccato, abbinato alla data odierna (11-11-11) dà un'ottima combinazione di numeri......che spero sia di buon auspicio.

Tramonto eccezionale




12 Novembre
Finchè il sole non comincia a scaldare l'aria, l'umidità è molto alta e la nebbia avvolge tutto in uno ovattato silenzio.
Da qui alla frontiera con la Mauritania, mancano solo 380km, l'ultimo tratto, attraversando delle colline, rende un po' meno noioso il trasferimento.
Arriviamo alla frontiera verso le 15:00, tra la dogana Marocchina e quella Mauritana ci sono 4/5 km di nulla, la così detta "terra di nessuno" e che non appartiene a nessuna nazione, è un situazione surreale un pezzo di pianeta che non è di nessuno...... comunque è un posto squallidissimo, disseminato di carcasse di auto e rifiuti di ogni genere, i Marocchini ci invitano a passarlo in fretta e senza fermarsi, tra l'altro la zona e disseminata di mine ed è "sconsigliabile" lasciare la pista.





Alla dogana Mauritana



sono tutti molto gentili e carini, riusciamo a farci fare anche il permesso di circolazione per le auto per venti giorni, evitando così di dover andare fino a Nouakchott, la capitale, per avere l'estensione.
Verso le 18:00 siamo in territorio Mauritano e ci fermiamo a Nouadhibou, la vecchia Port Etienne, come da programma. Arriviamo dopo il tramonto e la città è totalmente al buio, andiamo al camping Abba, una vera schifezza, l'umidità continua a perseguitarci.


13 Novembre
Sveglia alle 06:00, con un nebbione degno delle terre padane andiamo verso l'estremo sud della penisola,



Qui c'è da visitare assolutamente Cap Blanc, un sito naturalistico molto interessante, pieno di uccelli e con un relitto spiaggiato. La nebbia, che comincia molto lentamente a diradarsi, rende tutto ancora più affascinate.




Ripassiamo per la città e dopo aver fatto il pieno di tutto, partiamo per la "pista della ferrovia" che ci porterà in tre giorni ad Atar.
La pista costeggia i binari della ferrovia che bisogna avere sempre a sinistra andando ad EST !!! Dall'altro lato il pericolo di saltare su una mina è reale.
Qui si incontra il treno più lungo del mondo, per quanto lungo potessi immaginarmelo, ero molto lontano dalla realtà, è una cosa pazzesca non finisce mai.



Alle 16:00 ci fermiamo per il campo e per asciugare le tende ancora bagnatissime dai campi dei giorni scorsi.



Finalmente una seratina senza umidità con stellata pazzesca ed atmosfera sahariana.

14 Novembre
Alle 08:30 siamo già in marcia, dopo Inal, la pista diventa sabbiosa e si avanza con maggior fatica, la temperatura dell'acqua si alza, verso le 17:00 ad un controllo di polizia, ci fermano e non ci lasciano più ripartire, ci consigliano/obbligano (ma sempre in modo cordiale) a dormire nei pressi del posto di blocco, dicono che è per la nostra sicurezza, di fatto questa zona, che sta esattamente sul confine con il West-Sahara è zona di contrabbandieri, ma noi non abbiamo visto assolutamente nulla di preoccupante, anche se vedere un militare col mitra spianato che ferma una vecchia Land Rover davanti a noi, lascia un po' interdetti.

15 Novembre
Anche oggi alle 08:30 puntuali in marcia, vogliamo vedere il monolite di Ben Amira, che sta a nord dei binari, i militari ci rassicurano che la zona è stata bonificata dalle mine, speriamo bene....
Location unica, panorama fantastico, il monolite ricorda molto Ayers Rock in Australia, ma i colori sono parecchio diversi.





Riprendiamo la pista verso est, quando questa passa vicino ai binari c'è da stare attenti ai relitti di rotaie e pezzi di ferro buttati a casaccio dappertutto.
Per evitare l'ennesimo controllo di polizia nei pressi di Choum, facciamo una deviazione che piega a sud per raggiungere la pista che poi porta ad Atar, lungo tratto di navigazione fuori pista, qui avere dei WPT o una traccia è consigliabile per evitare i tratti più difficili, comunque sapendo dove andare la pista prima o poi la si ritrova.



Ripresa la pista, si punta decisamente a Sud, ad un certo punto si incontrano delle formazioni rocciose strane che mi fanno tornare alla mente, non so perché, quelle di Devil's Marble, un posto simile, che si trova sempre Australia andando da Darwin verso Ayers Rock.,






subito dopo si attraversano dei bacini di acqua salmastra, cosa abbastanza singolare da queste parti.



quest'ultimo tratto è molto interessante perché comincia ad assomigliare ad ambientazioni più da Africa nera, vista la quantità di acacie tutt'intorno.




Poi pian piano la pista si avvicina alle montagne che bisognerà attraversare passando 2 passi molto pittoreschi e panoramici









Prima di ritrovare l'asfalto, nei pressi di Ksar Torchane, c'è un sito un sito dove si possono trovare dei fossili di Stromatoliti, alghe preistoriche databili più di un milione di anni, unico altro posto dove li ho trovati è in Australia a nord di Perth esattamente a Shark Bay.....oggi i parallelismi con la terra di canguri cominciano ad essere troppi......!!.
Ripreso l'asfalto, in pochi Km si arriva ad Atar, alle 17:30 siamo al camping Bab Sahara, tenuto da un olandese ed una tedesca che vivono qui da 15 anni.
Sentito al telefono Riccardo, un italiano che vive a Chinguetti da parecchi anni e che domani ci aspetta a casa sua.
Cena in campeggio, oggi è stato un po' caldino abbiamo sfiorato i 40°.

16 Novembre
Rifatto cambusa, acqua e carburante e partiti per Chinguetti, la pista è molto veloce ed i 90Km si coprono, se uno ha fretta in un'ora, un'ora e mezza.
C'è comunque da fare un altro passo, altrettanto pittoresco come quelli di ieri




Ci siamo fermati presso Fort Saganne ad un sito rupestre ed il panorama sulle montagne circostanti è stupendo, c'è un punto da dove si domina tutta la zona circostante ed il silenzio su l'anfiteatro naturale sottostante era assordante, da passarci molto tempo a meditare e ritemprare la mente.





Arrivati a Chinguetti alle 15:00, incontrato Riccardo, che ci offre un te e ci racconta un po' di cose sulla situazione da queste parti, il turismo negli ultimi anni qui è completamente sparito, tant'è che siamo gli unici visitatori, la gente che lavorava col turismo infatti non se la passa molto bene.
Visita ad una biblioteca, qui ce ne sono diverse, atmosfera delicata ed ovattata, sembra di essere fuori dal tempo, poi classica foto al famoso minareto, il tutto in mezzo a dei colori di sabbia e muri rossicci, che rende, soprattutto verso il tramonto, questo posto veramente magico.







17 Novembre
Riccardo si unisce a noi per il giro a Nord-Est che ci riporterà comunque ad Atar in 3/4 giorni, ci mostra la vecchia Chinguetti che sta dall'altra parte del Oued che divide in due la città ma più verso est. la città vecchia, del VII secolo. è stata praticamente inghiottita dalle sabbia dell'erg ed ormai spuntano fuori solo gli edifici più alti, la stessa cosa toccherà col tempo, anche a città nuova.




Percorrendo il fondo dell'oued in direzione est, si va verso Ouadane, altro centro carovaniero importante,



lungo il percorso passiamo per l'oasi di Tanouchert e per evitare di aggirare un'altura che ci si para davanti, ci mettiamo pure fare un po' di trial....sosta nell'oasi.



Dopo pranzo riprendiamo le tracce ben marcate che ci portano ad Oudane dove arriviamo alle 17.00, Facciamo campo all'interno di un oued un po' più ad est di Oudane, mi ricorda tanto il famoso Oued Matthendoush in Libia, ma qui non ci sono graffiti.
Il cielo stellato sembra caderci addosso.

18 Novembre
Notte serena, alle 08.30 tutti in movimento, alle 08.40 tutti piantati nel fondo dell'oued che porta verso Guelb er Richat, la sabbia al centro dell'oued è molliccia meglio stare sul lato sinistro.



La pista corre a ridosso della montagna poi, per andare a visitare quel che resta del forte portoghese di Agouadir, facciamo un lungo fuoripista attraverso una zona sabbiosa con dolci collinette sabbiose e costellata di una miriade di acacie, trovare i passaggi giusti è stato molto divertente.



Rigonfiate le gomme si entra nel cratere di Guelb Er Richat (l'occhio del Sahara)



una curiosità geologica, non si sa se è un cratere creatosi dall'impatto di un enorme meteorite o se è un vulcano preistorico collassato, comunque il suo diametro è di 40km, guardandolo dalle foto satellitari è uno spettacolo.



starci dentro meno, solo ogni tanto si ha la sensazione della rotondità delle montagne, altrimenti i bordi del cratere sembrano delle normali montagne tabulari.
Comunque scendiamo i tre anelli che lo compongono passando proprio nel suo centro




Poi cominciamo a risalire di quota seguendo la direzione N-NE



Da qui la cosa si complica un pochino, prima di tutto troviamo una duna messa tutta storta sulla pista e che non si riesce ad affrontare nel modo corretto, per cui dobbiamo prepararci il passaggio, spostando sabbia, sassi e mettendo tutte le piastre cha abbiamo per formare una base abbastanza sicura sulla sabbia per ridurre la forte inclinazione laterale, ovviamente il passaggio deve essere fatto tutto di un fiato e senza esitazioni, ci perdiamo quasi un'oretta. Poi la traccia che sto seguendo ad un certo punto si perde dentro un oued pieno di cespugli cresciuti su piccole cumuli di sabbia, per trovare il passaggio giusto mi avventuro in mezzo all'oued, cercando la giusta direzione, sembra di stare a fare una gara di trial.....
Passato l'oued però ci ritroviamo in una pietraia pazzesca di colore nero e la pista che ci dovrebbe portar fuori dal cratere non si vede ancora. L'attraversamento di questo enorme vallone sassoso, dove i sassi più piccoli hanno le dimensioni di un panettone, mette a durissima prova tutti i mezzi, la possibilità di squarciare un copertone o peggio ancora di rompere qualcosa delle sospensioni è molto elevata, per cui bisogna procedere con molta cautela, pianissimo e magari ispezionando a piedi il passaggio metro per metro. Fortunatamente riusciamo a passare incolumi quest'inferno, comunque sui copertoni i segni del passaggio sono molto evidenti, il tempo che c'è voluto è stato interminabile, un paio d'orette di sobbalzi nonostante la prima ridotta ci son volute tutte.



Ritrovata la pista (per modo di dire) si sale sempre molto lentamente verso il bordo del cratere, sull'ultimo salitone ci sono un paio di passaggi con tornati e pendenze molto rilevanti, sempre su pietraia, che rendono questo tratto abbastanza intrigante.




Certo è che una volta arrivati in quota, il panorama sul cratere è incredibile.



Da qui si rimane in quota su un piattone, per un altro paio di ore, finché non si arriva sul bordo esterno del cratere e, sempre in una pietraia di un certa importanza, si scende con una bella pendenza e qualche passaggio hard, verso la valle incantata di El Beyyed.



Appena si ritrova la sabbia sembra di volare su un cuscino d'aria, dopo tutti quegli scossoni è un piacere correre ad 80km/h su una pista "confortevole".
Arriviamo ad El Beyyed, quattro casette/capanne comodamente adagiate tra la sabbia e le acacie, è ormai quasi buio, il lungo tratto nella pietraia infernale per uscire dal cratere, ci ha fatto perdere tantissimo tempo ma il finale del tramonto in questa valle incantata ce lo siamo goduto forse ancor di più.
Ci accampiamo finalmente su della soffice sabbia contornati dalle falesie che circondano questa bellissima valle e che, piano piano col calar del sole, assumono tinte calde e rassicuranti.



Oggi è stata una giornata abbastanza impegnativa, siamo tutti un po' stanchi, ma quello che abbiamo visto ripaga ampiamente la fatica.

19 Novembre
La mattina siamo andati a visitare il piccolo museo di oggetti preistorici (praticamente ed esattamente una capanna) dove un signore di El Beyyed, che ha conosciuto Monod, ha messo insieme una buona quantità di reperti paleolitici, parla un ottimo francese e le sue spiegazioni sono comprensibilissime ed affascinati.




Poi veniamo accompagnati, sempre da lui, a vedere prima dei graffiti dall'altra parte della valle,





ed un fiume salato, che scorre placido in mezzo ad un canyon, nella parte a sud-est della valle.



Per ritrovare la pista che scende verso sud-ovest, invece fatichiamo un po', poi la guida all'interno del oued che ci porterà fuori dalla valle di El Beyyed, è un po' stressante per la sabbia molliccia e qualcuno si pianta.
La pista corre ai piedi dell'alta falesia che racchiude il cratere e finita la sabbia, inizia un facile percorso su terra battuta, si cammina tra le pittoresche montagne che racchiudono il cratere di Guelb Er Richat a sinistra e le maestose dune dell'erg Maqteir a destra.




Decidiamo di fermarci con largo anticipo sul tramonto, per bilanciare il ritardo di ieri, per cui alle 16:00, facendo una piccola deviazione verso l'erg,



ci piazziamo in una comoda, confortevole ed accogliente zona sabbiosa.





Altra serata passata con il naso all'insù "a rimirar le stelle", un goccio di Jack Daniel ed un buon toscano concludono un'altra giornata fantastica.

20 Novembre
La pista continua verso Atar (dove vogliamo arrivare in serata) in una enorme sebka (Chemcham), il primo tratto è un po' frastagliato con enormi screpolature nella crosta essiccata, che ci fanno ballare parecchio, poi ad un certo punto il terreno diventa una tavola liscia e levigata e si può avanzare molto più velocemente e con maggior confort.



Si arriva ad Atar senza ripassare dai monti, ci si riallaccia alla stessa strada che viene da Choum, così abbiamo chiuso l'anello del percorso Atar-Chinguetti-Ouadane-Guelb Er Richat-El Beyyed-Sebka Chemcham-Atar di circa 600km.
Salutiamo Riccardo che ha trovato un passaggio per tornare a casa a Chinguetti.
Torniamo allo stesso camping dell'altro giorno, una lunga doccia (un po' salata) ci rimette comunque al mondo......

21 Novembre
Rifatto il pieno di carburante, acqua e frutta.
Prendiamo l'asfalto che porta ad Akjouit- Nouachott, dopo qualche km da Akjoujt si prende una pista a destra che passa per Bennichab e che poi prosegue verso sud ovest in direzione dell'oceano, sbucando a Tioulit, ogni tanto si diramano innumerevoli tracce e c'è da scegliere quelle giuste per evitare di andare da tutt'altra parte, la zona è abbastanza frequentata da mezzi perché qui c'è acqua dolce che viene trasportata via.
Si attraversano delle spianate veloci dove la sabbia è mescolata con conchiglie.



Prima del tramonto ci fermiamo per il campo in mezzo ad un paio di bellissime dune,



ho piazzato il campo vicino la tana di un topolino che, per nulla spaventato dalla nostra presenza, continua gironzolarmi intorno accaparrandosi con gran maestria e velocità di tutti gli scarti organici di verdure e frutta che gli lasciamo volentieri.
Lo abbiamo rinominato Dagoberto, il topo del deserto.



22 Novembre
Ripartiti come al solito intorno alle 08:30, ogni tanto la pista si perde o diventa molto poco battuta e seguire la direzione giusta non è sempre facile, ma con le tracce ed i WPT che ho sul computer la cosa diventa diventa anche divertente oltre ad essere una buona occasione per esercitarsi nella navigazione e confrontare ed interpretare le tracce reali sul terreno con quelle virtuali sul computer.
Ad un certo punto si attraversa l'asfalto cha va da da Nouakchott a Nouadhibou, noi puntiamo dritti verso il mare.
L'arrivo sulla spiaggia è comunque un bel momento, dopo tanti km di sabbia. polvere, sassi, l'immagine dell'oceano che si infrange sulla battigia, i colori del cielo, del mare e della sabbia creano un momento magico.





Da questo momento, in pratica inizia il percorso di ritorno, siamo nel punto più a sud del viaggio....è il giro di boa.....
Cominciamo a risalire verso nord lungo la spiaggia.




Correre sulla spiaggia è molto divertente, ogni tanto si incontrano uccelli che sentendoci arrivare si alzano in volo planado sulla brezza che viene dal mare, momenti bellissimi.
Purtroppo la marea sta salendo ed un promontorio roccioso interrompe questo sogno, non si può aggirarlo dalla battigia, l'acqua è già alta e dall'altro lato non si riesce a riprendere la spiaggia, decidiamo di ripiegare verso l'interno, cosa che non sarà proprio così semplice, non essendoci alcuna pista dovremo trovarci il passaggio migliore, per cui o si rimane in quota sulle dune o se si scende in basso si rischia di ritrovarsi in una poltiglia sabbia -fango salmastro, che ad una occhiata superficiale sembrerebbe essere anche abbastanza dura ma con il peso delle macchine la piantata è molto probabile se non la si affronta a palla di cannone, comunque dopo un oretta di tentativi e sopralluoghi a piedi riusciamo a trovare la via giusta e raggiungere l'asfalto.
Saliamo verso nord per una cinquantina di km, poi ad cartello molto poco visibile, prendiamo una pista che dovrebbe portarci nel parco del Banc d'Arguin, altra meta del nostro viaggio.
Trovare la direzione giusta non è affatto semplice, anche qui serve una buona capacità di orientamento, ed ancora una volta mi ripeto, come se ce ne fosse ancora bisogno...:-) che se non si ha una brava e preparata guida locale, questo aspetto deve essere preparato e studiato molto bene a casa prima di partire, non perchè ci si possa perdere, cosa comunque sempre possibile, ma perché se si improvvisa si perderà tanto tempo poi a correggere errori di navigazione o a tronare indietro per provare "quell'altra direzione".
Fatto sta, che dopo diversi giri arriviamo finalmete sulla costa, la tappa prevede Iwik un villaggetto di pescatori, dove ci sono un paio di camping. I piattoni lasciati vuoti dall'acqua con la bassa marea sono molto pittoreschi, c'è solo da stare attenti a non finire nel molliccio, per cui è meglio tenersi più verso zone sicure magari facendo lunghi giri, dove verrebbe voglia di tirar dritti.




Verso le 17:00 arriviamo ad Iwik,



nelle lagune e sulle spiagge è ora di cena....infatti tutt'intorno pascolano tanti fenicotteri, pellicani ed altri uccelli limicoli oltre a migliaia di granchietti rossi che bisogna star attenti a non schiacciare.......




L'ingresso al parco costa 2.400Ughie, facciamo campo proprio al tramontar del sole



e ceniamo con un ottimo pesce e riso, peccato la quantità non era molta, ne avrei mangiato di più.

23 Novembre
Sveglia presto per vedere l'alba, mi aspettavo di trovare la stessa umidità dell'andata, ma evidentemente tutta quella presa mentre venivamo giù era forse dovuta ad una particolare situazione meteorologica.
Mi avvio pian piano per andare a vedere un po' di uccelli con calma,





sulle spiagge del Banco l'oceano restituisce puntualmente tutto quello che noi gli regaliamo, per cui si trova un po' di tutto, purtroppo anche molta immondizia e plastica



.... ma anche un paio di poveri squaletti.....!!!



seguo una pista che risale il banco, ma il vento in alcuni tratti ha cancellato qualsiasi traccia e perdere la rotta è molto facile, qui bisogna avere per forza dei WPT e/o tracce sicure, ci fermiamo lungo la riva per vedere altri uccelli da molto vicino,



troviamo delle conchiglie enormi e bellissime



Uno del gruppo che era rimasto parecchio indietro invece di seguire le nostre tracce si è perso seguendo altre tracce, un paio di macchine tornano indietro a cercarlo, perdiamo un ora buona ad aspettare che lo trovino e ritornino al punto dove siamo rimasti fermi. Il vento continua ad alzare un sottile strato di sabbia, attraversiamo una zona di sabbia bianchissima che nebulizzata dal vento crea un effetto incredibile sembra di galleggiare tra le nuvole, momento magico, la navigazione si fa ancora più complicata c'è da stare con 100 occhi per non andare a ficcarsi in posti sbagliati, poi non incontrando nessuno siamo praticamente gli unici turisti, il senso di vuoto e desolazione è molto forte e qualcuno comincia ad accusare qualche disagio, comunque dopo parecchio incrociamo una pista che taglia perpendicolarmente la nostra rotta, decidiamo di prenderla perché dovrebbe riportare sull'asfalto e portarci fuori del banco e sarà così.
Il Banc d'Arguin è posto unico, bellissimo, scenari lunari ed un'atmosfera incantata, grandi silenzi ed enormi spazi vuoti, ha un fascino indiscutibile ma la natura è molto forte e dura.
Risaliamo su asfalto verso nord e ci fermiamo, dopo Bou Lanuoar, a 30 km dalla frontiera in un campeggio,

24 Novembre
Entrati in frontiera alle 08:45 usciti alle 15:30, quasi 7 ore ...niente male..!! I Marocchini ci hanno passato le macchine ai raggi X, nel senso vero del termine, cioè hanno messo su un capannone con un macchinario che sannerizza tutti i mezzi. camion e vetture, per cui i tempi di attesa si allungano notevolmente.
Comunque i doganieri oltre ad essere a volte un po noiosi, sanno anche prodursi in spassosi spettacolini come questo....



Bella galoppata di 380km fino a Daklha, stessa struttura dell'andata. Arriviamo proprio all'imbrunire l'effetto di luce che si riflette sull'acqua della laguna è strepitoso.
Doccia ricreativa e corroborante, era proprio necessaria.
Cena con un veramente ottimo cous cous.

25 Novembre
Visitina a Daklha, città carina che credo pian piano diventerà un polo turistico importante, stanno costruendo molte strutture ricettive.
Da oggi mi separo dal resto del gruppo, loro devono imbarcarsi il 29 a Tangeri, io invece me la prendo un po' più comoda per vedere anche un po' di Marocco e un paio di posti in Spagna.
Grande sgroppata di 800km fino al camping-hotel la Courbine d'Argent (Akfennir)



l'ultimo tratto fatto di notte, con il vetro anteriore perennemente appannato dall'umidità, i camion che ti abbagliano all'ultimo momento, il lavavetro momentaneamente fuori uso per un panne elettrica della pompetta, è stato un vero inferno.
Rincontrato tutti gli altri, sono lì anche loro.
80€ in 2 per cena, camera e colazione.

26 Novembre
Dirigiamo verso nord, a Guelmine lasciamo la strada principale e puntiamo verso Tata in modo da passare a sud del Atlante per poter dare un'occhiata anche a questa parte del Marocco, la strada asfalta è molto poco frequentata, ogni tanto la strada si interrompe improvvisamente perché non essendoci ponti ci sono delle deviazioni (segnalate malissimo o addirittura non segnalate) su sterrati, per passare gli oued. Ci fermiamo ad Akka perché ormai s'è fatta notte, c'è un camping comunale nuovo di pacca, siamo gli unici ospiti.
Oggi quasi 500km e comincia a far freddino.

27 Novembre
Vogliamo passare per Zagora senza farci 2 volte la Valle del Draa, per cui passando per Foum Zguid si deve prendere una pista di 130Km che porta a Zagora. La prima parte è abbastana discreta, poi la pista diventa una carrareccia molto sassosa e si avanza lentamente, non incrociamo assolutamente nessuno, tranne qualche pastore che vive qua in mezzo, isolato da tutto e da tutti.
L'ultimo tratto della pista sembrerebbe appena fatto, tant'è che si corre via ad ottima velocità, peccato che avvicinandosi sempre di più a Zagora, la qualità di quest'ultima si deteriora notevolmente e la tolèe ondulèe diventa una cosa micidiale, insopportabile e purtroppo non c'è alcuna possibilità di evitarla.
Appena ritoviamo l'asfalto che porta a Zagora, mi ferma un locale, che si presenta come meccanico specializzato in Land Rover e mi offre per 2€ di ingrassarmi le crociere e darmi una stretta ad un po' di roba, evidentemente sa bene che questa di pista riesce ad allentare qualsiasi bullone, infatti sembrava che mi stava aspettando, comunque avevo un bullone di un puntone anteriore lentissimo........2 € spesi bene!
Ci fermiamo all'hotel Kasbha, molto carino ed arredato con gusto, sofà e mobili d'epoca, molto accogliente e ricercato, insomma atmosfera da 1000 ed una notte.




In città mi ha fermato un ragazzo che mi proposto per 100DH di farmi un modellino della mia Land con legno di palma, si mette a fargli delle foto per ricordarsi com'è fatta, ci lavorerà la notte e domattina me lo porterà in hotel.

28 Novembre
Alle 08:00 il modellino è pronto ed i 100Dh (9€) li merita proprio, non fosse altro per l'idea, gli prometto che gli farò pubblicità.



Risaliamo la valle del Draa e a Tansikth qualche km prima di Agdz, svoltiamo a destra per Nkob ad Alnif, invece di proseguire dritto per Erfoud, svoltiamo a sinistra per Tinehir-Guelmima e quindi Er-Rrachidia, dove arriviamo intorno alle 15:15, c'è tantissima gente per strada, capiamo poi perché: il Re è atteso a momenti.....!
Da qui svoltiamo verso nord e subito dopo un paio di curve si incontra un lago artificiale creatosi con una diga, è di un turchese incredibile e contrasta tantissimo con il rosso della terra e delle montagne.
Subito dopo si entra in canyon enorme, la strada corre accanto al fiume sul fondo del canyon, sembra di stare in Colorado, con la luce del tramonto poi è un vero spettacolo, merita proprio di essere visto. ci fermiamo in un alberghetto/camping proprio dentro il canyon, si chiama "Jurassique" un nome che è tutto un programma, da fuori sembrerebbe molto carino, ma dentro è molto "cheap" peccato! Col calare del sole la temperatura scende tantissimo e fa decisamente molto freddo, ceniamo con una stufetta a gas tra i piedi gentilmente offertaci dal hotel. con meno di 500DH paghiamo stanza, cena e colazione.

29 Novembre
Ripartiamo prestino, dobbiamo attraversare la catena dell'Atlante ed il paesaggio pian piano vira verso quello alpino, ci sono dei boschi di abeti e cedri fantastici con alcuni alberi giganteschi.



Poi si sale ancora e finalmente siamo al passo c'è pochissima neve solo qualche macchione, mi fa strano vedere la Land ancora piena di sabbia del deserto, con uno sfondo innevato....ma anche questa è Africa.



L'idea comunque è di arrivare a Fes per pranzo in modo da avere tutto il pomeriggio per visitare la città. alle 14:00 siamo in albergo, Hotel Jnan Palace un 4 stelle (scarse...)
Prendiamo un petit taxi e ci facciamo portare nella medina, un vero bordello di gente, il tutto nel miglior stile arabo. Entriamo da Bab Boujollud, una porta fantastica decorata con maioliche azzurre all'esterno e verdi all'interno, un pranzetto sulla terrazza del ristorante Kasbha a pochi metri dalla porta,, ottima cucina e prezzi 80DH in 2.




Ci facciamo tutta la Grand Talàa a scendere e la Petit Talàa a risalire, sono le 2 strade principali dell vecchia medina, è un vero viaggio nel tempo, qui si trova di tutto dai conciatori di pelli



alle erboristerie, dai liutai, ai negozi di elettronica con strumenti musicali ormai vintage, galli e galline,



Insomma merita proprio la visita, verso l'imbrunire riprendiamo un taxi e ci facciamo scarrozzare per la città, compreso il bel vedere, che domina tutta la città con i quartieri nuovi e vecchi.
A cena torniamo a mangiare al Kasbha, lo stesso di pranzo, perché c'è piaciuto tanto.

30 Novembre
Oggi si torna in Europa, ci dirigiamo verso Ceuta, l'enclave spagnola in Marocco.
Arrivati a Ceuta, le pratiche per l'entrata in Spagna sono a dir poco veloci, in non più di 10 minuti abbiamo finito e siamo in Europa, se ripenso alle quasi 7 ore di quella tra Mauritania e Marocco mi viene da ridere.
Prendiamo con 135€ un traghetto della Balearia (veramente lussuoso e confortevole) che ci porta in 45 minuti ad Algeciras, qui siamo andati subito a visitare la rocca di Gibilterra che svetta imponente sull'omonimo stretto, ce l'eravamo promesso ed eccoci qua, dall'alto la vista è spettacolare, poi sempre al tramonto tutto assume dei colori fantastici. Qui vive una colonia di scimmie che si lasciano avvicinare dai turisti..... è comunque un posto da visitare, vedere la land in queste strettissime viuzze dopo gli spazi africani fa un certo effetto.




Per uscire da Gibilterra (territorio Inglese in Spagna, mentre Ceuta è territorio Spagnolo in Marocco e tra Marocco e Mauritania c'è un tratto di terra che non è di nessuno...che cosa bislacca.....) ci vuol e parecchio tempo perchà non c'è una dogana ma il deflusso delle auto avviene volutamente in modo lento, sempre poi che non chiudano la strada che, altra singolarità, attraversa la pista di atterraggio dell'aeroporto, e se arriva un aereo si chiudono le sbarre, come ad un passaggio a livello ferroviario.
Per cui essendosi fatta notte mi fermo in Hotel ad Algeciras, cena in una anonima steck-house all'americana,....com'è già lontana l'Africa......!!!!

1 Dicembre
Il programma prevede di arrivare a Granada, per poter andare a visitare con tutta calma l'Alhambra, ci arriviamo in tarda mattinata grazie alla comoda e veloce rete stradale spagnola.
Prendiamo un hotel "Il Guadalupe" proprio davanti all'ingresso dell'Alhambra (veramente ottimo, moderno, pulito ed a buon prezzo 54€) dove ci infiliamo di corsa e ce la giriamo tutta fino a stancarci, c'è da rimanere a bocca aperta per lo splendore di questo luogo, siamo di fronte a qualcosa di sublime, di inimmaginabile, c'è da commuoversi davanti a tanta bellezza.






Cena al centro di Granada con "tapas e cana".

2 Dicembre
Ormai siamo agli sgoccioli, non ci restano che un paio di trasferimenti per arrivare a Barcellona, dopo 550km ci fermiamo a Valencia, dove arriviamo sotto una bella pioggia, che intanto da una prima sciaquatina alla polvere della Land.

3 Dicembre
Ripartiti con molta calma, per arrivare a Barcellona mancano solo 360 km, ci facciamo un giretto per il centro di Valencia, veramente molto carina, tutto pulito ed in ordine, grandi viali e nuove costruzioni avveniristiche, si vede che la Coppa America qui ha portato parecchi soldi.
Lungo la strada ci fermiamo a pranzo in un trattoria da camionisti, ottima e prezzi modici.
Arriviamo a Barcellona per le 18:00 e passiamo un brutto momento, perché in porto non ci vogliono fare i biglietti per Civitavecchia in quanto il sistema di prenotazione della Grimaldi è in tilt dalla mattina, subito mi figuro altri 1400Km fino a Roma e onestamente non è che mi vada proprio, ci mettiamo lì a discutere e finalmente dopo una buona ora d'attesa ci dicono che possiamo fare il biglietto a bordo....meno male....!
Un salto a piazza della Catalunya per cercare di comprare un po' di Pata Negra, ma c'è un bordello infernale, è sabato e siamo sotto le feste natalizie lasciamo perdere, ci rimettiamo in fila per l'imbarco ed alle 21.30 siamo a bordo.
Arriviamo a Civitavecchia il 4 pomeriggio alle 19:30.


....continua.......


Il Viaggio è finito!
E' andata bene anche questa volta, unici incovenienti (se possiamo definirli così) sono stati l'allentamento di un bullone del puntone anteriore destro, una quasi foratura sulla pista per Zagorà (ho trovato un bullone da 8 piantato nel copertone che però ha retto), e qualche stranezza alle batterie, che devo ancora capire bene, in compenso la Land è stata perfetta, sono molto, molto soddisfatto e contento.
Abbiamo visto tantissimi posti fantastici, panorami incredibili ma i km sono stati tanti, quasi 10.000.
Dopo un mese di viaggio passato sempre in macchina si ha voglia starsene un po' a casa, ma so già che la voglia di ripartire non tarderà a farsi viva.

Dopo aver terminato un viaggio così, si ha la netta sensazione di aver acquisito altre importanti esperienze per poter pensare ad altri viaggi, ma tanto ogni volta alla fine di un viaggio, qualsiasi esso sia, si dice sempre la stessa cosa....
L'organizzazione e l'accurata pianificazione di tutto ha sicuramente giocato un ruolo importante, perché ci ha permesso di affrontare i momenti più difficili (pochi) e gli imprevisti (fortunatamente nulli), con calma e ponderazione grazie alla profonda consapevolezza di quello che si stava facendo.


Roma 10 Dicembre 2011

Alessandro Centofanti e Flaminia Palazzo Oddo


......e naturalmente sempre Lei.... la nostra amata....

Xichya







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